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domenica 18 dicembre 2011

ESORDIENTI IN FINALE NEL TORNEO DI SANTA RITA

Torino 18 Dicembre 2011 - Con la vittoria di oggi contro il Barracuda, la mia squadra si qualifica per la finale del torneo di Santa Rita riservato alla categoria 2000.
Dovevamo vincere a tutti i costi per superare il turno, e tutti insieme abbiamo unito le forze cercando di mettere in campo ogni energia e una grande mentalità vincente.
L'1 a 0 finale è un risultato che ci sorride, dopo una partita giocata ad alta intensità il gol di Wodje ci proietta in finale dove il 15 di gennaio incontreremo il Madonna di Campagna.
Dopo la vittoria del campionato, i nostri ragazzi ci sorprendono ancora, e nonostante le svariate assenze per infortunio (Cella, Chipper, Giuffrida), e qualche ragazzo mandato col primo gruppo (Chinaglia), la squadra mantiene la sua solida struttura e trasforma in prestazioni positive il frutto del nostro lavoro.

ESORDIENTI IN FINALE NEL TORNEO DI SANTA RITA

Torino 18 Dicembre 2011 - Con la vittoria di oggi contro il Barracuda, la mia squadra si qualifica per la finale del torneo di Santa Rita riservato alla categoria 2000.
Dovevamo vincere a tutti i costi per superare il turno, e tutti insieme abbiamo unito le forze cercando di mettere in campo ogni energia e una grande mentalità vincente.
L'1 a 0 finale è un risultato che ci sorride, dopo una partita giocata ad alta intensità il gol di Wodje ci proietta in finale dove il 15 di gennaio incontreremo il Madonna di Campagna.
Dopo la vittoria del campionato, i nostri ragazzi ci sorprendono ancora, e nonostante le svariate assenze per infortunio (Cella, Chipper, Giuffrida), e qualche ragazzo mandato col primo gruppo (Chinaglia), la squadra mantiene la sua solida struttura e trasforma in prestazioni positive il frutto del nostro lavoro.

venerdì 16 dicembre 2011

VOGLIO UN PRESSING ASFISSIANTE

Torino 16 dicembre 2011  - Stasera vi parlerò del pressing, una tattica che se attuata nel modo giusto, può mandare in tilt la struttura dei nostri avversari.
Il pressing è un modo per riconquistare la palla, dunque è una tattica che si effettua in fase di non possesso.
Il pressing non è un modo di dire, ma è un qualcosa di ben complesso che necessita di tanti accorgimenti per essere attuato al meglio, anche un solo movimento sbagliato potrebbe vanificare tutti gli sforzi della nostra squadra.
Innanzitutto ci tengo a ribadire che la vera difesa è l'attacco, la mia squadra deve riconquistare la palla in una posizione di campo poco pericolosa, più indietreggiamo e più siamo vulnerabili. 

VOGLIO UN PRESSING ASFISSIANTE

Torino 16 dicembre 2011  - Stasera vi parlerò del pressing, una tattica che se attuata nel modo giusto, può mandare in tilt la struttura dei nostri avversari.
Il pressing è un modo per riconquistare la palla, dunque è una tattica che si effettua in fase di non possesso.
Il pressing non è un modo di dire, ma è un qualcosa di ben complesso che necessita di tanti accorgimenti per essere attuato al meglio, anche un solo movimento sbagliato potrebbe vanificare tutti gli sforzi della nostra squadra.
Innanzitutto ci tengo a ribadire che la vera difesa è l'attacco, la mia squadra deve riconquistare la palla in una posizione di campo poco pericolosa, più indietreggiamo e più siamo vulnerabili. 


Con qualsiasi modulo si può attuare un pressing asfissiante, ben vengano i 4-4-2, 4-3-3, 3-5-2, l'importante è avere una mentalità improntata sulla riconquista della palla.
Preferisco avere in rosa giocatori con meno qualità ma con spiccate doti fisiche, non devono mancare corsa, velocità, rapidità, cambi di direzione, e uno spirito di sacrificio non indifferente.

Il pressing deve essere organizzato e collettivo, cioè devono partecipare tutti i reparti della mia squadra in modo sincronizzato. Mi spiego meglio, se la palla è sul terzino avversario la mia squadra deve attaccare immediatamente il possessore di palla con 2 elementi, nel contempo i compagni di squadra devono restringere gli spazi e attaccare il sostegno del terzino in modo da togliergli il tempo  e lo spazio di giocata e indurlo all'errore.

Ovviamente quando attuiamo questa tattica dobbiamo tenere la squadra corta ed attuare anche la tattica del fuorigioco senza imitare Zeman, altrimenti alla fine del campionato avremo la difesa più battuta del torneo, mentre il nostro obiettivo è quello di vincere subendo meno gol di tutti. Preferisco vincere 1 a 0 che 6 a 3.

Ci sono 3 tipi di pressing, offensivo, normale e difensivo, quest'ultimo è il più pericoloso e lo sconsiglio a tutti. Ovviamente la tattica del pressing si può attuare in un gioco a zona, se giocate invece con il libero evitate il pressing offensivo perchè basterà un lancio verso l'attaccante che vi taglierà in 2.

Difficilmente si potrà attuare un pressing asfissiante per 90 minuti, ma questo particolare lo risolveremo con il possesso palla, anche perchè se la palla ce l'abbiamo noi non ce l'hanno gli avversari.

E se una squadra ci pressa? Rispondo in modo scontato, dobbiamo essere veloci e giocare di prima, ma soprattutto dobbiamo muoverci senza palla in modo da togliere ogni punto di riferimento all'avversario che ci sta marcando.

R.L.










martedì 13 dicembre 2011

ALLA RICERCA DI UN MODULO


Torino 13 dicembre 2011 - Da circa 20 anni seguo quotidianamente diversi ambienti calcistici: locali, regionali, interregionali, nazionali e internazionali. Nell'ultimo decennio ho assistito ad una vera e proprio rivoluzione calcistica dal punto di vista strettamente tattico, i numeri hanno preso il posto della sostanza che questo sport deve esprimere.

Ogni giorno leggo sui giornali che un tecnico viene giudicato dal modulo che propone e non dal lavoro quotidiano che svolge sul rettangolo di gioco. A volte si pensa che basti giocare col 4 3 3 piuttosto che col 3 5 2 per vincere una partita.
Il concetto è poco chiaro soprattutto per chi vive il calcio dalle tribune di uno stadio, si dà troppo spazio alla fantasia, e forse si disconosce che i numeri funzionano meglio al gioco del lotto che al gioco del calcio.
Innanzitutto un risultato positivo è figlio di un mix di componenti, le 2 più importanti a livello individuale sono la qualità e lo spirito di sacrificio,  mentre a livello collettivo è importante avere un gruppo unito e compatto, senza queste componenti diventa davvero difficile raggiungere un risultato importante.
Senza la qualità individuale è impossibile esprimere un grande gioco di squadra, come vedete i numeri in questi fattori importanti non vengono mai menzionati.
Da come vedo io il calcio, le 2 fasi principali di una partita si distinguono in: quando hai tu la palla, e quando ce l'hanno gli avversari.
Nella prima situazione l'obiettivo e far gol, dunque si parte da un buon possesso palla per conquistare campo e andare velocemente alla conclusione, ben vengono le transizione, cioè il cosiddetto contropiede o ripartenza.
Quando la palla ce l'hanno gli avversari la mia squadra deve mettersi nelle condizioni di recuperarla prima possibile, l'obiettivo dunque è la riconquista in una zona di campo poco pericolosa, ma dato che il pressing asfissiante non è proponibile per 90 minuti, è lì che la squadra deve schierarsi in campo difendendo con tutti i suoi effettivi facendo le diagonali opportune al fine di coprire bene la porta amica.
Nel corso degli anni ho visto vincere squadre che facevano una grande fase difensiva, difendere non vuol dire schierare 6 difensori, bensì riconquistare il pallone  dopo averlo perso concedendo pochi spazi agli avversari.
Quando si dice che la più grande difesa è l'attacco si dice proprio la verità, per come vedo io il calcio gli attaccanti devono essere i primi a difendere in fase di non possesso, anche perchè difendere bassi significa andare incontro a situazioni di mischie e seconde palle che a lungo andare portano al gol avversario o ad un calcio di rigore.
Successivamente spiegherò in video come bisogna effettuare al meglio la fase difensiva partendo dagli attaccanti.
Io, contrariamente al titolo, sono alla ricerca della vittoria, il modulo lo lascio a qualcun'altro.


ALLA RICERCA DI UN MODULO


Torino 13 dicembre 2011 - Da circa 20 anni seguo quotidianamente diversi ambienti calcistici: locali, regionali, interregionali, nazionali e internazionali. Nell'ultimo decennio ho assistito ad una vera e proprio rivoluzione calcistica dal punto di vista strettamente tattico, i numeri hanno preso il posto della sostanza che questo sport deve esprimere.

domenica 11 dicembre 2011

SE QUEST'UOMO E' UN ALLENATORE..........

........significa che nella vita ci vuole proprio culo.


Gli inizi: cinque promozioni in dieci stagioni
Cresce nelle giovanili della Ternana e in seguito gioca in varie squadre dilettantistiche da fantasista, finché un infortunio non gli tronca prematuramente la carriera. Inizia così, a 32 anni, la carriera di allenatore. La sua prima esperienza lo vide guidare i dilettanti del Pontevecchio di Ponte San Giovanni nel 1990, portando la squadra, in cinque campionati, dalla Prima Categoria all'Interregionale. In quegli anni, durante le partite della Pontevecchio, a bordo campo è affisso il beneaugurante striscione «Con Serse Cosmi fino a Tokyo» (all'epoca, sede della Toyota Cup, Coppa Intercontinentale per Club). Con il Pontevecchio permane per tre stagioni nell'Interregionale, chiudendo con uno storico terzo posto. In seguito Cosmi viene chiamato ad allenare l'Arezzo, ed in cinque stagioni conduce la squadra amaranto dalla Serie D alla Serie C1. Nel 1998 vince il "Seminatore d'argento".

SE QUEST'UOMO E' UN ALLENATORE..........

........significa che nella vita ci vuole proprio culo.


Gli inizi: cinque promozioni in dieci stagioni
Cresce nelle giovanili della Ternana e in seguito gioca in varie squadre dilettantistiche da fantasista, finché un infortunio non gli tronca prematuramente la carriera. Inizia così, a 32 anni, la carriera di allenatore. La sua prima esperienza lo vide guidare i dilettanti del Pontevecchio di Ponte San Giovanni nel 1990, portando la squadra, in cinque campionati, dalla Prima Categoria all'Interregionale. In quegli anni, durante le partite della Pontevecchio, a bordo campo è affisso il beneaugurante striscione «Con Serse Cosmi fino a Tokyo» (all'epoca, sede della Toyota Cup, Coppa Intercontinentale per Club). Con il Pontevecchio permane per tre stagioni nell'Interregionale, chiudendo con uno storico terzo posto. In seguito Cosmi viene chiamato ad allenare l'Arezzo, ed in cinque stagioni conduce la squadra amaranto dalla Serie D alla Serie C1. Nel 1998 vince il "Seminatore d'argento".


La ribalta a Perugia

I successi ottenuti segnalano Cosmi all'attenzione del presidente del Perugia, Luciano Gaucci, e nel 2000 Cosmi esordisce in Serie A con la squadra della propria città. Con un ingaggio di 150 milioni di lire, nel 2000 vince la Panchina d'argento. In quattro campionati sulla panchina dei Grifoni la squadra biancorossa conquista la Coppa Intertoto e si qualifica per la coppa UEFA; inoltre numerosi calciatori lanciati da Cosmi si mettono in evidenza a livello nazionale ed europeo. Il periodo in biancorosso termina con la retrocessione in Serie B nel 2004, dopo lo spareggio salvezza/promozione contro la Fiorentina. Come modulo ha utilizzato un 3-5-2: l'idea della difesa formata da tre uomini, con cui il Perugia ottenne grandi risultati, fu studiata dopo una conversazione casuale con Marco Materazzi, un componente della linea difensiva.
Nel frattempo, Serse Cosmi è diventato un personaggio noto anche al pubblico televisivo, ed appare in varie trasmissioni, sia di persona, sia nell'imitazione del comico Maurizio Crozza insieme al quale arriva a recitare in una scenetta, impersonando un ipotetico figlio di Crozza.

THE CHAMPIONS

SETTIMO-BARCANOVA 0-4


Torino 11 dicembre 2011 - Non è mai facile vincere un campionato, a qualsiasi età e in qualsiasi categoria, noi ce l'abbiamo fatta, con la vittoria di oggi sul campo di Settimo abbiamo vinto il campionato. Una grande soddisfazione per tutti, specialmente per i ragazzi che ce l'hanno messa tutta per raggiungere questo grande traguardo.
Prima della partita c'era un clima di tensione negli spogliatoi, i ragazzi erano concentrati al massimo, consapevoli dell'importanza del match: dopo il fischio d'inizio dell'arbitro la tensione è volata ed in campo è rimasta la grinta e la voglia di vincere. Dopo una bellissima prestazione il risultato finale ha sorriso alla mia squadra che ha vinto 4 a 0. Alla fine del match i ragazzi esultavano festanti all'interno dello spogliatoio per esprimere a gran voce la loro gioia.
Dopo 4 mesi di sacrifici è arrivata una grande soddisfazione, la vittoria del campionato è un simbolo che viene tatuato per sempre nel nostro cuore.
La mia piccola parte di meriti la voglio dedicare a tutti i genitori che sono stati sempre vicini alla squadra, un pensiero va anche ai dirigente Tricarico, Granato, Giuffrida e Villari.
Ma i veri protagonisti sono stati i ragazzi che voglio citare uno per uno: Amerio, Villari, Cipper, La Monaca, Cella, Carminati, Gambino, Giuffrida, Marangi, Camele, Wodje, Chinaglia, Prisco, Granato, Mennuti, Squillace.
Grazie a tutti.

THE CHAMPIONS

SETTIMO-BARCANOVA 0-4


Torino 11 dicembre 2011 - Non è mai facile vincere un campionato, a qualsiasi età e in qualsiasi categoria, noi ce l'abbiamo fatta, con la vittoria di oggi sul campo di Settimo abbiamo vinto il campionato. Una grande soddisfazione per tutti, specialmente per i ragazzi che ce l'hanno messa tutta per raggiungere questo grande traguardo.
Prima della partita c'era un clima di tensione negli spogliatoi, i ragazzi erano concentrati al massimo, consapevoli dell'importanza del match: dopo il fischio d'inizio dell'arbitro la tensione è volata ed in campo è rimasta la grinta e la voglia di vincere. Dopo una bellissima prestazione il risultato finale ha sorriso alla mia squadra che ha vinto 4 a 0. Alla fine del match i ragazzi esultavano festanti all'interno dello spogliatoio per esprimere a gran voce la loro gioia.
Dopo 4 mesi di sacrifici è arrivata una grande soddisfazione, la vittoria del campionato è un simbolo che viene tatuato per sempre nel nostro cuore.
La mia piccola parte di meriti la voglio dedicare a tutti i genitori che sono stati sempre vicini alla squadra, un pensiero va anche ai dirigente Tricarico, Granato, Giuffrida e Villari.
Ma i veri protagonisti sono stati i ragazzi che voglio citare uno per uno: Amerio, Villari, Cipper, La Monaca, Cella, Carminati, Gambino, Giuffrida, Marangi, Camele, Wodje, Chinaglia, Prisco, Granato, Mennuti, Squillace.
Grazie a tutti.





venerdì 9 dicembre 2011

IL CARATTERE ALLA BASE DI UN ALLENATORE

Facendo mente locale mi accorgo che i migliori risultati ottenuti da una squadra di calcio è direttamente proporzionale al carattere dell'allenatore. Non a caso un classico generale come Mourinho è l'allenatore più vincente al mondo.
Posso citarne molti altri, Zeman per esempio, che nonostante abbia vinto poco, sfoggia un calcio spettacolare a sua immagine e somiglianza.
Potrei parlare di Capello per finire a Hiddink passando per Van Gaal, tutti con un unico denominatore comune: il carattere forte.

Dopo questa premessa posso sintetizzare il mio pensiero su questo difficile argomento: nella mia esperienza calcistica, prima da calciatore poi da allenatore, posso dire che ogni squadra annovera calciatori poco professionali e indisciplinati che possono alterare il funzionamento di tutto il gruppo, e qui subentra l'allenatore che deve trasformarsi in psicologo cercando di sistemare la situazione senza causare troppi danni. Ma se in una società professionistica i peggiori calciatori vengono allontanati, così non succede nei dilettanti e nei settori giovanili, anche perchè la rosa è quasi sempre ristretta e bisogna fare di necessità virtù.

Spesso l'allenatore usa metodi restrittivi non graditi ai ragazzi, ma se la società odierna è liberalista, il calcio deve essere uno sport basato su regole ferree, altrimenti tutto il lavoro svolto a priori non trova riscontro sul terreno di gioco.
Dunque meglio avere calciatori meno bravi tecnicamente e volti al sacrificio, che forti ma poco propensi al lavoro, alla disciplina e alla regole che questo sport ci propina.

IL CARATTERE ALLA BASE DI UN ALLENATORE

Facendo mente locale mi accorgo che i migliori risultati ottenuti da una squadra di calcio è direttamente proporzionale al carattere dell'allenatore. Non a caso un classico generale come Mourinho è l'allenatore più vincente al mondo.
Posso citarne molti altri, Zeman per esempio, che nonostante abbia vinto poco, sfoggia un calcio spettacolare a sua immagine e somiglianza.
Potrei parlare di Capello per finire a Hiddink passando per Van Gaal, tutti con un unico denominatore comune: il carattere forte.

Dopo questa premessa posso sintetizzare il mio pensiero su questo difficile argomento: nella mia esperienza calcistica, prima da calciatore poi da allenatore, posso dire che ogni squadra annovera calciatori poco professionali e indisciplinati che possono alterare il funzionamento di tutto il gruppo, e qui subentra l'allenatore che deve trasformarsi in psicologo cercando di sistemare la situazione senza causare troppi danni. Ma se in una società professionistica i peggiori calciatori vengono allontanati, così non succede nei dilettanti e nei settori giovanili, anche perchè la rosa è quasi sempre ristretta e bisogna fare di necessità virtù.

Spesso l'allenatore usa metodi restrittivi non graditi ai ragazzi, ma se la società odierna è liberalista, il calcio deve essere uno sport basato su regole ferree, altrimenti tutto il lavoro svolto a priori non trova riscontro sul terreno di gioco.
Dunque meglio avere calciatori meno bravi tecnicamente e volti al sacrificio, che forti ma poco propensi al lavoro, alla disciplina e alla regole che questo sport ci propina.

domenica 4 dicembre 2011

ENNESIMA VITTORIA TARGATA BARCANOVA

Barcanova - Eureka Settimo 4 - 2

Torino 4 Dicembre 2011 - Vittoria doveva essere vittoria è stata, i miei ragazzi non falliscono l'appuntamento con i 3 punti e difendono il primato in classifica in compagnia di Accademia Inter e J.Stars.
Buono il gioco espresso dalla mia squadra che è stata cinica e spietata sotto porta e attenta in difesa. I 2 gol incassati sono arrivati quando la partita era ormai in cassaforte, sul 4 a 0 difatti la squadra si è rilassata troppo e ha concesso metri di campo al buon Eureka Settimo.
Adesso bisogna recuperare le forze e concentrarsi per l'ultima partita di campionato che si disputerà a Settimo. Solo 3 punti ci separano dalla vittoria del campionato, e noi il campionato lo vogliamo vincere.

ENNESIMA VITTORIA TARGATA BARCANOVA

Barcanova - Eureka Settimo 4 - 2

Torino 4 Dicembre 2011 - Vittoria doveva essere vittoria è stata, i miei ragazzi non falliscono l'appuntamento con i 3 punti e difendono il primato in classifica in compagnia di Accademia Inter e J.Stars.
Buono il gioco espresso dalla mia squadra che è stata cinica e spietata sotto porta e attenta in difesa. I 2 gol incassati sono arrivati quando la partita era ormai in cassaforte, sul 4 a 0 difatti la squadra si è rilassata troppo e ha concesso metri di campo al buon Eureka Settimo.
Adesso bisogna recuperare le forze e concentrarsi per l'ultima partita di campionato che si disputerà a Settimo. Solo 3 punti ci separano dalla vittoria del campionato, e noi il campionato lo vogliamo vincere.

sabato 3 dicembre 2011

VIA IL CALCIO DALLE PALESTRE

Signori e signore buongiorno, stamattina vorrei parlare di un argomento che tanto mi fa pensare, vale a dire la programmazione annuale di una squadra di calcio. Fin qui tutto normale, il marcio entra in gioco quando l'allenamento si sposta dal campo alle palestre. Ritengo assurdo che nel gioco del calcio si faccia potenziamento muscolare fuori dal rettangolo di gioco, per me il calcio non è culturismo.
In questi giorni ho letto alcuni libri che davano delle linea guida su come programmare dei macrocicli di allenamento, tutti facevano riferimento al lavoro fisico, beh, io vedo il calcio in maniera diversa e seguirò le mie linea guida ottenendo lo stesso risultato aerobico e anaerobico facendo allenamenti sempre col pallone.

VIA IL CALCIO DALLE PALESTRE

Signori e signore buongiorno, stamattina vorrei parlare di un argomento che tanto mi fa pensare, vale a dire la programmazione annuale di una squadra di calcio. Fin qui tutto normale, il marcio entra in gioco quando l'allenamento si sposta dal campo alle palestre. Ritengo assurdo che nel gioco del calcio si faccia potenziamento muscolare fuori dal rettangolo di gioco, per me il calcio non è culturismo.
In questi giorni ho letto alcuni libri che davano delle linea guida su come programmare dei macrocicli di allenamento, tutti facevano riferimento al lavoro fisico, beh, io vedo il calcio in maniera diversa e seguirò le mie linea guida ottenendo lo stesso risultato aerobico e anaerobico facendo allenamenti sempre col pallone.


Il mio maestro dice: “La forma non è fisica. La forma è molto di più. Il fisico è l’elemento meno importante nel conseguimento della forma sportiva. Senza organizzazione e talento nell’esplorazione di un sistema di gioco, le mancanze diventano palesi, ma hanno poco a che vedere con la forma fisica.”

“Non bisogna credere nei picchi di forma, nell’alternanza di volumi e intensità nel carico di lavoro; non credere nella mole di lavoro, bensì solo nell’intensità: abbiamo mantenuto un lavoro intenso dal primo all’ultimo giorno della stagione.”

“Uno degli elementi che rendono l’allenamento più intenso è il livello di concentrazione richiesto. Per esempio, la corsa fine a se stessa presuppone un dispendio energetico naturale; la sua complessità, però, è nulla, per cui il dispendio emozionale tende a zero, al contrario delle situazioni complesse, dove ai giocatori è richiesto l’impegno tecnico, tattico, psicologico e di pensare le situazioni. E’ questo che rappresenta la complessità dell’esercizio e che porta ad avere una maggiore concentrazione.”


“Difendo la globalizzazione del lavoro, l’interazione fra componente fisica, tecnica, tattica e psicologica sono fondamentali. Non sapre dire dove comincia la parte fisica e dove termina quella psicologica, o quella tattica. Per me il calcio, e anche il calciatore, è globalità e non riesco a fare delle scomposizioni.”

“Io dico che una squadra, per avere successo, deve essere preparata al cento per cento. E quando dico cento per cento non riesco a distinguere ciò che è fisico da ciò che è tattico e da ciò che è psicologico. Un giocatore è un tutto, possiede caratteristiche fisiche, tecniche e psicologiche che devo sviluppare nel loro insieme. Io non svolgo con i miei giocatori lavoro fisico. Noi alleniamo in base ad un altro principio: “l’interazione fra tutte le componenti”, in base al quale lavoriamo su tutto simultaneamente, compreso il fattore motivazionale.”